Cultura

La severità del Codice di Zaleuco a Locri, la prima legga scritta in Europa

Le pene per i varî reati erano in generale assai dure, onde la severità di Zaleuco divenne proverbiale come quella di Dracone.

Zaleuco a Locri e Dracone ad Atene, sono loro i più antichi legislatori d’occidente, i primi a dare un corpo di leggi scritte alle loro città, dando certezza alle consuetudini prima tramandate per via orale e strappando il diritto all’arbitrio dei giudici.

Di Zaleuco e Dracone sappiamo oggi poco o nulla, le loro figure sono avvolte dalla leggenda e forse né l’uno né l’altro sono mai esistiti veramente. La tradizione più antica riferiva che il locrese era un pastore e che i suoi concittadini ne fecero il loro legislatore seguendo un oracolo di Apollo, e che egli riferiva l’origine delle sue leggi ad Atena la quale l’avrebbe istruito in sogno. Eusebio lo colloca nel secondo anno della Olimpiade 29 (663-2 a. C.), una quarantina d’anni prima della data che ascrive a Dracone. La data è probabilmente arbitraria, ma la legislazione di Locri si considera, probabilmente a ragione, come antichissima e che quindi è da riferire al sec. VII, cioè al secolo cui spettano effettivamente le più antiche legislazioni scritte della Grecia.

Dracone, anche lui personaggio quasi mitologico, era identificato col serpente sacro ad Atena, al quale sarebbe stato attribuito l’antichissimo codice di Atene (Beloch), così come a Zaleuco e a Licurgo a Sparta. Eusebio – come detto – colloca le sue leggi 641 a. C., altri all’Olimpiade 39 (624-621 a. C.). Aristotele le riferisce all’arcontato di Aristecmo, del quale ignoriamo la data. Con sicurezza può dirsi solo che le leggi di Dracone costituiscono il primo codìce scritto di Atene e che sono anteriori a quelle di Solone (594).

LE LEGGI DI ZALEUCO, LE PRIME LEGGI SCRITTE D’OCCIDENTE

Quanto alle leggi stesse attribuite a Zaleuco se ne conosce assai poco. Sappiamo che esse precisavano le pene per i varî reati; che erano in generale assai dure, onde la severità di Zaleuco divenne proverbiale come quella di Dracone. In sostanza le pene si rifacevano alla legge del taglione. Il codice di Zaleuco si occupava anche delle controversie nate dai contratti e d’altre controversie di carattere civile. Ma di tutto ciò sappiamo poco o nulla. Secondo Diodoro Siculo, le norme di Zaleuco pare fossero anche orientate a frenare il lusso e a tutelare la morigeratezza specialmente per ciò che riguarda le donne.

Grazie a due aneddoti, siamo a conoscenza di alcune leggi di Zaleuco e di alcune vicende della sua vita.

Si narra che una legge da lui posta stabiliva che l’adultero fosse punito col cavargli tutt’e due gli occhi; un giorno a Zaleuco fu portato da giudicare un adultero sorpreso in flagrante: era suo figlio. Stretto tra il dovere di applicare la legge e la pietà paterna, pur sollecitato dai Locresi stessi a voler rimettere la pena Zaleuco risolse la sua crisi di coscienza con un compromesso: fece togliere un occhio al figlio e uno lo fece togliere a sé stesso, finendo così per rispettare la legge.

Secondo un altro aneddoto, lo stesso Zaleuco, distratto dai suoi pensieri, si era dimenticato, facendo ingresso nell’assemblea, la spada che teneva al suo fianco sotto la tunica, in questo modo violando la norma che sotto pena di morte proibiva d’intervenire armati all’assemblea. Per questo motivo Zaleuco, per rispetto della legge, si trafisse con la propria spada.

Un’altra norma, riportata nel suo proemio alle leggi ritenuto dai più apocrifo, testimoniata già da Demostene, era quella secondo cui non si poteva proporre l’abrogazione o la modificazione di una legge, se non presentandosi all’assemblea con un laccio al collo, col quale il proponente doveva venire messo a morte se la proposta era respinta. Non si tratta d’invenzione. Anche Polibio, assai bene informato delle cose locresi, riferisce come norma vigente in Locri, che se rispetto all’interpretazione d’una legge un cittadino dissentiva dal magistrato cui tale interpretazione era affidata, il cosmopoli, si dovevano presentare ambedue davantí all’assemblea dei Mille col laccio al collo, col quale doveva soffocarsi quello, la cui interpretazione era respinta. La norma si risolveva di fatto nel divieto di modificare le leggi o anche solo la loro interpretazione ufficiale.

LE LEGGI DI DRACONE. Dracone nell’età classica aveva fama di legislatore crudele e si diceva che le sue leggi fossero scritte col sangue. Un piccolo furto, si narra, veniva punito in esse di morte, ma per questo riguardo è probabile che egli non facesse se non sancire un uso vigente, col permettere l’illimitato diritto di difesa della proprietà spinto fino al segno di poter uccidere il ladro colto in flagrante.

A Dracone è stata attribuita anche l’istituzione della corte degli efeti, che giudicava dei casi di omicidio legittimo e involontario, sottraendoli alla vendetta del sangue della famiglia dell’ucciso. Attribuzione, probabilmente errata in quanto dal testo stesso di quella piccola parte delle leggi che ci sono conservate sembra doversi ricavare che gli efeti erano già esistenti prima di Dracone. Appare probabile che egli ne abbia aumentato le competenze. Prima di lui, sembra, gli efeti giudicavano soltanto, nel Delfinio, degli omicidi per legittima difesa, per punire il ladro colto in flagrante e di pochi casi d’omicidio involontario nei quali lo stato aveva particolari ragioni d’intervenire a tutela dell’uccisore (omicidio involontario nelle gare ginniche o, in guerra, del commilitone). Sembra che Dracone assegnasse agli efeti, giudicanti presso il Palladio, tutti gli altri casi di omicidio preterintenzionale. Inoltre egli dettò norme dirette a facilitare la pacificazione tra l’omicida involontario e i parenti dell’ucciso, le quali agevolavano il ritorno in patria all’omicida, che altrimenti doveva vivere in esilio.

COSA HANNO IN COMUNE ZALEUCO E DRACONE? 

Entrambi sono i primi in occidente a dare un corpo di leggi scritte, in modo da rendere note le pene o le conseguenze, facendo venire meno l’arbitrio dei giudici e dando certezza (pur in una severità estremizzata, ma sicuramente diminuita rispetto alle consuetudini) sulle norme da applicare. Zaleuco di Locri fu però il primo in assoluto e dalla Magna Grecia diede il via ad una “modernizzazione” del diritto cui diedero seguito i greci prima e i romani a seguire, con le leggi delle XII tavole ben due secoli dopo Zaleuco.

Dipinto di Andrea Valere che raffigura Zaleuco con le tavole della legge è un monito ed una esortazione ad affrancarsi da ogni gioco per affermare il primato della libertà e dell’uguaglianza tra gli uomini. Sala Consiliare della Regione Calabria

Ecco i quattordici frammenti delle sue Tavole, tramandateci dagli storici

1. A niuno è dato alienare il suo patrimonio, se non gli accadesse qualche sventura, riconosciuta dal pubblico.
2. Ai Locresi non è dato possedere né schiavi né schiave.
3. Doversi privare degli occhi gli adulteri.
4. Vietarsi alle donne indossar vesti dorate e seriche e abbellirsi con ricercatezza se non per prendere marito.
5. Dover le donne maritate vestir bianche vesti nel camminare pel foro coi domestici, e seguite da una ancella. Le altre nubili potere indossare vesti di vari colori.
6. Non presentarsi col ferro nell’adunanza del senato.
7. Condannarsi ad un’ammenda chi, ritornando da lontane regioni, chiedesse novità.
8. Condannarsi a morte quell’infermo che avesse bevuto vino contro il divieto del medico.
9. Essere vietato di piangere i morti, anzi banchettare, dopo aver dato sepoltura ai cadaveri.
10. Vietarsi di intraprendere un giudizio fra due se prima non siasi tentata la riconciliazione.
11. Impedirsi la vendita dei commestibili, se non dagli stessi produttori.
12. Condannarsi a morte il ladro.
13. Cavare un occhio a chi ne cavò uno ad un altro.
14. Colui che proponesse al senato una riforma o sostituzione di una legge vigente, dovesse tenere un laccio al collo, pronto a strozzarlo se la proposta non venisse approvata.