Cultura

Venezia78, la Calabria che vince, al regista Frammartino il premio speciale della giuria

Con lungometraggio Il Buco girato a Cerchiara vince il premio speciale della Giuria al Festival di Venezia. Le soddisfazione del presidente regiobale Anci Manna.

Nel nome che porta forse c’è già il segno del genio che si occupa di territori inesplorati anche nel cinema. Michelangelo Frammartino, non calabrese di nascita, ma calabrese per progenie alza il Leone d’oro tributatogli dalla giuria della 78.ma Mostra del Cinema di Venezia e lo dedica alla Calabria, in cui il suo lungometraggio – geniale – è ambientato.

“il buco”, questo il titolo, è ambientato in Calabria e racconta la spedizione di un gruppo speleologico piemontese che nel 1961 venne alla conquista dell‘Abisso del Bifurto, la grotta nel territorio di Cerchiara che, coi i suoi quasi 700 m. di profondità, all’epoca era considerata la seconda cavità più profonda al mondo. Solo due superstiti, entrambi ultraottantenni, di quella spedizione Beppe De Matteis e Giulio Gècchele, 84, hanno assistito alla proiezione del film al Lido che ha contato 10 minuti di applausi.

L’abisso del Bifurto è un profondissimo inghiottitoio che scende in verticale per 683 metri esempio dell’attività carsica sulle pendici del Pollino. Occupa il quarantesimo posto nella graduatoria delle grotte più profonde del mondo.

«Grazie agli speleologi che danno forma al buio e se ne occupano e grazie alla Calabria, la regione più bella d’Italia», così Frammartino ha reso omaggio alla “sua” regione”, lui originario di Caulonia nel reggino, ritirando il premio sotto i flash dei fotografi. Nato a Milano, il regista, che aveva già trionfato a Cannes anni addietro con “Le quattro volte”, ricorda spesso di essere calabrese, «i calabresi nascono ovunque nel mondo», ama ripetere.

«È stato un film faticoso, tutti lo sono – racconta Michelangelo Frammartino dopo aver sollevato il Leone d’Oro -, ma questo ha previsto una particolare sfida fisica. Per raggiungere il set a volte ci volevano anche dieci ore di discesa per raggiungere l’abisso in cui giravamo. Alcune persone mi hanno stupito molto. L’assistente alla macchina è diventato praticamente uno speleologo per questo film. Una squadra spostava le attrezzature durante la notte per trovarle pronte il giorno seguente. Provo grande riconoscenza anche per la visibilità data a tutte le persone che hanno svolto questo lavoro. Un film concepito prima della pandemia e devo dire che un certo lavoro in levare, che tocca anche la parola, provo a condurlo da un po’ di tempo. Il mio cinema è di esplorazione. Devo dire che entrare nel pianeta, andare sotto terra per me è stato un modo per entrare nell’immagine, che credo sia stata fatta di strati».

La soddisfazione del presidente Anci Calabria

«Il Leone stretto tra le mani di Michelangelo Frammartino è l’immagine della Calabria che vogliamo: resistente, poetica, capace ancora di vedere nel buio la luce del proprio coraggio». Ad esprimere la propria soddisfazione è il presidente Anci Calabria, Marcello Manna che ha voluto far sentire la voce dei comuni italiani nel celebrare l’artista trionfatore a Venezia78.

«Questo riconoscimento prosegue Manna – le parole d’amore di Frammartino rivolte alla nostra regione, sono una ventata d’aria nuova che deve spazzare l’immagine di una terra di vinti e ultimi. La Calabria è patrimonio identitario, naturale, storico, artistico. La Calabria è capitale umano da esportare».

Per il primo cittadino di Rende «il Buco è storia di un’impresa che ai più sembrava impossibile, ma che un gruppo di speleologi insieme a una comunità di pastori ha reso possibile».