Il Ricordo

Tra canti chianti e risi un ricordo del cavaliere Ruperto

Fra la sera del 22 e il mattino del 23 novembre 2022 si è diffusa a Francavilla la notizia del decesso del cavaliere Vincenzo Ruperto; da alcuni giorni era stato ricoverato all’Ospedale civile di Vibo Valentia per assisterlo e curarlo dei suoi ricorrenti malanni; ma purtroppo inaspettatamente, mentre era degente nel suddetto nosocomio vibonese, il Cavaliere è spirato all’improvviso nel pomeriggio del 22 novembre. Ho conosciuto il cav. Ruperto soltanto nell’ultimo periodo della sua vita e, perciò, lascio ad altri il compito di rievocarne la lunga e fervente attività sindacale e politica. Voglio tuttavia ricordare, quanto meno ai pochi giovani francavillesi curiosi di conoscere episodi delle vicende storiche, culturali, artistiche e letterarie del paese, il profondo attaccamento che legava Vincenzo Ruperto al borgo natio. Figlio di Domenico (’u zzu Micu Rupertu) e di Filomena Aracri (che per molti anni gestì il tabacchino di piazza Solari), sul libro dei battesimi dell’anno di nascita si legge che il 30 aprile 1938 era venuto al mondo un bambino, che il successivo 14 maggio veniva battezzato con i nomi Vincenzo Benito Adolfo. Il primo nome gli fu dato per rinnovare il nonno paterno, Vincenzo Ruperto; gli altri due nomi gli furono attribuiti sicuramente in onore dei due potenti di quel tempo, l’italiano Mussolini e il tedesco Hitler. Aggiungo soltanto un altro dato biografico, ossia che il 6-10-1968 Vincenzo sposò la compaesana Rosarina Ciliberti, di Vincenzo. Riguardo invece ai suoi interessi culturali mi piace subito sottolineare come Vincenzo Ruperto sia stato un cultore appassionato delle vicende storiche di Francavilla, a partire dal periodo bizantino e dalla venuta in Calabria dei monaci basiliani; proseguendo poi con l’arrivo dei conquistatori Normanni, allorquando gruppi di profughi provenienti da paesi e villaggi limitrofi, per sfuggire alle scorrerie dei Saraceni, si rifugiarono nelle nostre terre e vi costruirono il nucleo antico di un paese, che, successivamente, essendo stato affrancato dal pagare i tributi ai regnanti, prima Normanni e poi Svevi, venne denominato “Francavilla”. Con i suoi studi ed accurate ricerche il cav. Ruperto ci ha fatto conoscere episodi significativi e vicende importanti della storia francavillese …. i duchi spagnoli dell’Infantado …. le varie imprese religiose ed economiche dei tre conventi francavillesi …. la fervente attività dei molti mulini …. le vicende di alcuni casati illustri, e in modo particolare quelle dei Solari. Soprattutto a Vincenzo Ruperto va riconosciuto il merito di aver pubblicato il Catasto onciario del 1743, inserendolo nel suo libro intitolato “Un borgo ducale dell’Angitola nel secolo dei Lumi – Francavilla”. Il cav. Ruperto è stato inoltre un acuto studioso ed amante appassionato del dialetto locale; ha quindi manifestato il suo intenso e profondo legame con il mondo francavillese (persone, luoghi, tradizioni, riti, feste, lutti, ricorrenze) anche componendo pregevoli poesie in dialetto (accompagnate dalla versione in italiano) riunite soprattutto nel libro antologico intitolato, in maniera particolarmente evocativa, “Canti, chianti e risi”. L’interesse di Vincenzo Ruperto per il vernacolo francavillese non era soltanto una pulsione sentimentale verso la “parlata paesana” ma si fondava su solide basi linguistiche. Il suo peculiare interesse per il dialetto calabrese era scaturito fin dal tempo della giovinezza, ed era poi ulteriormente cresciuto dopo che il giovane Vincenzo aveva fortuitamente incontrato il prof. Gerhard Rohlfs nel corso di una delle numerose visite che l’insigne glottologo tedesco faceva nei paesi calabresi. Per l’improvvisa dipartita del cavaliere Vincenzo Ruperto esprimo il mio sentito cordoglio alla consorte Rosarina, alle due dilette figlie e a tutti i congiunti, stringendo con un affettuoso abbraccio la di Lui sorella, ossia la nostra carissima amica, professoressa Lina Ruperto.