Cultura

La scuola chirurgica Boiano a Tropea nel XV secolo. Macrì: Un convegno internazionale

A Tropea sei secoli fa iniziava e si affermava una scuola chirurgica che rivoluzionò la rinochirurgia.

Di questa scuola e della storia dei suoi fondatori vuole occuparsi l’Amministrazione comunale di Tropea che ha gettato le basi per un convegno internazionale “per celebrare il prestigio dei fratelli Boiano o Vianeo, quale testimonianza storica di una Tropea all’avanguardia nel panorama mondiale che si connette alla sfida che vede la Perla del Tirreno candidata a Capitale italiana della Cultura. Padrino dell’evento, ancora allo stato embrionale, il professor Domenico Scopelliti, chirurgo maxillofacciale di rilievo internazionale che ha fatto omaggio al sindaco Giovanni Macrì di una ristampa anastatica dell’opera scientifica del chirurgo bolognese Gaspare Tagliacozzi, dal titolo ‘De Curtorum Chirurgia per instionem’ pubblicato a Venezia nel 1597, che codificò il metodo di ricostruzione nasale dei fratelli tropeani.

La scuola chirurgica di Tropea

La scuola chirurgica di Tropea ebbe quale suo iniziatore Vincenzo Vianeo o Boiano agli inizi del 1400. Sul cognome va precisato che secondo alcuni ricercatori il cognome Boiano identificherebbe il ramo principale della famiglia, quello di Maida, mentre il cognome Vianeo identificherebbe il ramo che si era trasferito a Tropea.

Una illustrazione dal libro del Tagliacozzi

Vincenzo, il capostispite, nacque tra il 1440 e il 1420, fu conosciuto come chirurgo accreditato dalla Corte Aragonese. Bernardino, nipote di Vincenzo, sarebbe stato il secondo chirurgo della famiglia. Ma per bravura più noti furono i fratelli Pietro e Paolo, precursori della chirurgia plastica per aver inventato una tecnica particolare di intervento, la rinoplastica per innesto, efficace nella ricostruzione del naso e delle labbra.

Sui due fratelli abbiamo dati biografici scarsi, sappiamo solo che sono vissuti fra la seconda e la sesta decade del 1500, visto che Paolo è morto quasi certamente nel 1555 e Pietro nel 1571. Pietro Boiano sposò Laura Guarno, la cui nobile famiglia fondò a Tropea l’ospedale in cui furono perfezionate le tecniche di rinoplastica.

Quello che conosciamo con certezza è la tecnica da loro usata per gli interventi di ricostruzione del naso, I fratelli Boiano divennero così esperti nella tecnica da far coniare il termine “magia tropoensium“. Tale tecnica consisteva nel sollevare lembi di pelle dalla parte interna dell’avambraccio del paziente per poi applicarli sul naso mutilo. Il paziente veniva immobilizzato per il tempo necessario alla cicatrizzazione della pelle sul naso.

Fioravanti a Tropea per scoprire il metodo Vianeo

Il medico bolognese Leonardo Fioravanti nel 1549, si recò a Tropea per osservare la tecnica di ricostruzione del naso che descrisse nel trattato “Il tesoro de la vita humana” (1570). Qui Fioravanti racconta il suo viaggio in Calabria e narra che i Vianeo fossero molto gelosi del loro sapere e probabilmente non avrebbero accettato di mostrare l’operazione ad un altro medico, ma Fioravanti si presentò come “gentiluomo bolognese” ed ebbe modo di apprendere tutto il processo. I Vianeo avevano messo in piedi una clinica specializzata, tanto che in quel momento c’erano cinque “nasi” in via di ricostruzione.

Grazie alla clinica dei Vianeo, Tropea divenne meta di veri pellegrinaggi. Luigi Monga, eccezionale studioso contemporaneo di documenti di viaggio rinascimentali, scrive nel suo “Odeporica e medicina:

i viaggiatori del Cinquecento e la rinoplastica”: Attorno alla metà del Cinquecento Tropea diventa meta di pellegrinaggio da parte di medici e di pazienti. Si ricorderà almeno Giulio Cesare Aranzio (1530-1589), professore di chirurgia e di anatomia a Bologna e nipote di Bartolomeo Maggi, archiatra di Giulio II. Aranzio passò la tecnica al medico polacco Wojciech Oczko (1537-1599), che era venuto a Bologna da Cracovia nel 1565 per compiervi studi di medicina…Alle testimonianze di viaggiatori, medici e curiosi, venuti da tutta l’Europa, vorrei aggiungere la testimonianza, finora ignota, almeno in Italia, di un viaggiatore tedesco, Samuel Kiechel von Kiechelsberg (1513-1619) che si fermò a visitare Tropea tra il 5 e il 6 magio 1587, diretto verso l’Oriente. Ecco la traduzione di quanto scrive Samuel Kiechel…:In una piccola città [Tropea] vive un fabbricatore di nasi. Se ad uno viene tagliato il naso in modo che debba rimanere privo per sempre, lui gliene può fare un altro, nuovo di zecca, preso dalla sua stessa carne e formato secondo la forma dell’originale. Non solo ha tentato questo procedimento, ma ha avuto grande successo. Ho sentito che fa un’incisione nel braccio di colui che non ha più il suo naso, fa sanguinare l’area attorno al naso, poi lega il naso al braccio in modo tale che l’uno si attacchi all’altro, il che avviene in circa venti giorni o poco più. Infine forma il naso. Pensate quanto deve soffrire il paziente durante questa operazione. Che Dio preservi a ciascuno il proprio naso!”

L’opera di Gaspare Tagliacozzi

Circa trenta anni dopo la pubblicazione dell’opera di Fioravanti, il “metodo italiano” di ricostruzione nasale perse il suo carattere locale e la particolarità di essere tramandato solo all’interno della stessa famiglia. Fu infatti codificato da un altro medico bolognese,Gaspare Tagliacozzi nel famoso trattato “De curtorum chirurgia per insitionem” (1597).

Michele La Rocca

Soldato americano sfigurato da una granata nel 1944 e operato con il metodo Boiano – Tagliacozzi. (www.thechirurgeonsapprentice.com)

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