Sindrome da Congestione Pelvica: da diagnosi ginecologica sottovalutata a patologia di interesse Angiologico
La sindrome da congestione pelvica è stata per lungo tempo una condizione poco conosciuta, spesso sottovalutata o confusa con altre cause di dolore pelvico cronico. In passato veniva considerata quasi esclusivamente nell’ambito ginecologico, perché i sintomi principali — dolore al basso ventre, senso di peso pelvico, fastidio durante o dopo i rapporti sessuali, peggioramento in posizione eretta o nel periodo premestruale — sembravano riguardare soprattutto l’apparato genitale femminile.
Con il tempo, però, è emerso che alla base di molti casi vi può essere un problema di circolazione venosa: le vene della pelvi possono dilatarsi, diventare insufficienti e causare un ristagno di sangue, simile a quanto accade nelle varici degli arti inferiori. Per questo motivo, oggi la sindrome da congestione pelvica non viene più valutata soltanto dal punto di vista ginecologico, ma richiede sempre più spesso anche un inquadramento angiologico e internistico potendo coinvolgere anche il sistema pelvico nella sua interezza TANTO E’ VERO CHE VIENE INQUADRATA NEI GROSSO CAPITOLO DEI DISTURBI VENOSI CRONICI (PeDv) (dai un’occhiata anche al mio articolo ).
Dalla Ginecologia all’Angiologia: l’evoluzione della diagnosi”
Timeline evolutiva:
- Anni ‘80-‘90: I sintomi vengono spesso attribuiti a disturbi ginecologici o psicologici, senza una diagnosi precisa.
- Anni 2000: Prime pubblicazioni che riconoscono la congestione pelvica come entità clinica autonoma.
- Ultimi anni: Cresce l’attenzione verso la componente vascolare; la valutazione angiologica entra nella pratica clinica, permettendo diagnosi più accurate e trattamenti mirati.
- Alcuni studi recenti (Meissner 2022, Laborda 2020) confermano che la personalizzazione della terapia, in base alle caratteristiche cliniche e vascolari della paziente, aumenta l’efficacia degli interventi.
Inoltre, si sta dando sempre più spazio al follow up a lungo termine, per monitorare eventuali recidive e adattare la gestione alle esigenze della singola donna.
Oggi, quindi, parlare di sindrome da congestione pelvica significa quindi riconoscere una condizione complessa, al confine tra ginecologia, angiologia, internistica e chirurgia vascolare. Una maggiore conoscenza della malattia è fondamentale per ridurre i ritardi diagnostici e offrire alle pazienti un percorso più appropriato.
Nonostante il suo impatto, la SINDROME DA CONGESTIONE PELVICA è sottorappresentata nelle linee guida ginecologiche. Tuttavia, sia l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) che la Society of Obstetricians and Gynecologists of Canada (SOGC) riconoscono la congestione venosa pelvica come un potenziale fattore che contribuisce al dolore pelvico cronico (CPP )e sottolineano la necessità di una gestione multidisciplinare.
Riconosciamo inoltre il recente quadro di riferimento FIGO-International Pelvic Pain Society (FIGO-IPPS) del 2025 per la CPP, incluso il sistema di classificazione FIGO-IPPS “RU MOVVING SOMe”, che comprende le cause vascolari della CPP. Questi autori definiscono la CPP come dolore localizzato al bacino che può essere ciclico o non ciclico e in genere dura 3 mesi o più dopo il fallimento delle terapie iniziali. Mentre il sistema FIGO-IPPS “RU MOVVING SOMe” fornisce un ampio quadro eziologico per classificare tutte le cause di CPP, questa revisione si concentra sulla classificazione Sintomi-Varietà-Fisiopatologia (SVP) dell’American Vein and Lymphatic Society, che offre una fenotipizzazione più granulare specifica per i disturbi venosi pelvici.
Per ulteriore approfondimenti consulta il sito del Dott. Giulio Comerci





