Il RicordoOpinioni

Toni Santagata: il ricordo di quella notte al 501 Hotel e la sua “lezione” sul whisky…

È morto improvvisamente a Roma. Aveva 85 anni

La notizia della morte di Toni Santagata – cantante, cantautore, compositore, conduttore radio e tv, popolarissimo negli anni ’70 e ’80, cabarettista famoso a Roma, protagonista di tante trasmissioni dell’epoca – richiama alla memoria l’età d’oro della città di Vibo Valentia.

Proprio nel periodo di maggiore successo, Toni Santagata veniva spesso in città, ospite – lui, come tanti artisti e cantanti di quel periodo – del 501 hotel.

Personaggio notissimo, cantante di successo alternando le sue partecipazioni a Canzonissima, al Cantaeuropa, al Cantagiro, al Festivalbar, al Disco per l’estate, al festival di Sanremo e a tante altre trasmissioni televisive e radiofoniche, soprattutto nei tour estivi non mancava mai la Calabria ed i suoi pernottamenti nell’albergo più noto ed apprezzato della regione, il 501 hotel, appunto, sotto la lungimirante gestione del Gruppo Mancini.

Il suo momento magico, Toni Santagata lo aveva raggiunto nel 1976, quando diede due concerti al Madison Square Garden di New York gremiti da un pubblico non solo italoamericano e conclusi da 20 minuti di applausi, un record.

Erano gli anni fantastici della nascita in Italia delle radio libere e del pullulare di discoteche: quella che dopo qualche anno sarebbe diventata per tutti la Costa degli Dei era, a quel tempo, un avvicendarsi, da Pizzo e Nicotera, di discoteche e pianobar.

Antonio Morese, questo il suo vero nome nato a Sant’Agata di Puglia il 9 dicembre 1935, non ostentava mai il suo essere artista di successo e nella hall del 501, così come al bar, amava intrattenersi in piacevoli chiacchierate, che facevano scoprire un uomo ed un artista dalle molte esperienze e tanta cultura. Aveva portato il folclore pugliese ai livelli di hit, con canzoni come “Quant’è bello lu primm’ammore” o “Lu maritiello” ed a molti – i soliti snob che non concepiscono che la cultura possa essere anche pop – faceva storcere il naso, ma lui non se ne crucciava, anzi…

Con il giovane disc-jockey delle “Buche del 501”, la storica discoteca che in quegli anni regalava musica e divertimento ai giovani vibonesi ed ospitava nelle sue sale i tanti divi che qui soggiornavano, aveva instaurato un piacevole, interessante rapporto intrattenendosi volentieri in chiacchierate, serie e scherzose, frutto della sua bella esperienza fatta nei cabaret. Perché Toni Santagata aveva cominciato a Napoli, dove era andato per studiare alla facoltà di Giurisprudenza ma fra una lezione e l’altra aveva trovato il modo di fondare la sua prima band, per poi continuare a Roma, dove si era trasferito nel 1959, quando stava prendendo piede la dolce vita, per esibirsi in diversi club a cominciare dall’Embassy, uno dei punti di ritrovo dalle parti della mitica via Veneto che andavano maggiormente di moda in quel momento. Si divideva equamente fra locali e cabaret, era tra i fondatori dello storico Folkstudio di Trastevere.

Era stata questa la sua gavetta che vent’anni dopo lo aveva portato al grande successo.

Da “uomo di mondo”, perché il mondo lo aveva vissuto e frequentato ai livelli più alti, in quelle serate alle “Buche” dispensava ai giovani consigli, suggerimenti, racconti, aneddoti: pillole di vita.

Alla notizia della sua improvvisa scomparsa, all’età di 85 anni, lo voglio ricordare proprio in una di belle serate, perché il giovane dj con il quale amava intrattenersi in chiacchierate notturne ero proprio io.

Il ricordo più piacevole – perché interessante, intrigante, non più dimenticato – è quello di une vara e propria “lezione” che mi regalò su di un tema “indispensabile per la vita di un dj, per chi è frequentatore di discoteche e pianobar”: il whisky.

Grande intenditore, soprattutto raffinato cultore di whisky e della sua storia, una sera, una volta chiusa la discoteca, rimanemmo in pochi ancora un po’ per una rilassante (verrebbe da dire, defatigante) chiacchierata notturna. Toni Santagata iniziò una dei suoi racconti, ma stavolta volle offrici questa “particolare lezione”, perché “siete giovani e bere deve essere un piacere, un arte, non una fuga per ubriacarsi, ma un gusto da godere. E bere bene e la cosa giusta, ti fa apprezzare: da ubriaco perdi il gusto, peggio poi se bevi roba scadente e bevi senza capire cosa consumare al momento giusto. Perché bisogna saper scegliere cosa bere in base al momento che stai vivendo”.

Con la complicità di un barman d’eccezione, l’indimenticato e compianto maitre del 501 hotel Franco Francica, straordinario professionista prematuramente scomparso, Toni Santagata ci spiegò la differenza tra i diversi tipi di whisky: il blended, il bourbon, il glen; lo scotch, l’american, l’irish; il single malt, il grain.

Incantati, ammaliati da questo raccontare, fu per me una notte non più dimenticata: parlando di whisky, regalò una lezione di vita… di come vivere con stile, con classe, pur senza mai mancare l’ironia, la leggerezza nel proporsi agli altri. A dispetto degli immancabili snob pronti a storcere il naso dinanzi al suo essere pop.

Ed era pop anche nel suo amare il calcio, al punto che era stato uno dei fondatori della Nazionale Attori, della quale è stato a lungo capocannoniere; insomma, toni santagata non si è fatto mancare niente!

A ciò, si aggiunga che nel corso della sua carriera ha scritto 6 opere musicali moderne. La più nota è “Padre Pio Santo della speranza”, eseguita in Vaticano presso l’Aula Paolo VI la sera della canonizzazione del Santo. E che la canzone finale, “Padre Pio ho bisogno di te”, è diventata la preghiera ufficiale dei fedeli del santo.

Artista completo e poliedrico, Toni Santagata… che frequentò quella “Vibo Bella”, a cavallo tra quelli ’70 e ’80, che tanto manca adesso.

E poi, come dimenticare quella notte al 501 hotel al sapore di whisky… io c’ero!