Opinioni

Quella sera d’estate a Villa Battiato ai piedi dell’Etna…

Il Maestro Franco Battiato è morto questa mattina. Un lutto non solo per la musica, ma per l’arte tutta

Ascoltare “La Cura” provoca, ogni volta inesorabilmente, un’emozione di così crescente intensità da diventare commozione.

E se si dovesse pensare a come descrivere un sentimento profondo e totale, basta rispecchiarsi in “E più ti amo”; o la suggestione, la malia che si rivive con “E ti vengo a cercare”.

Perché la musica di Battiato è sentimento puro, verrebbe da dire purificato da tanta musica!

Ma è anche l’ironia tagliente di “Bandiera Bianca” o “Cuccurucucù”, di “Up Patriots to Arms” e la ricerca indefinita di un “Centro di gravità permanente”.

Si può raccontare un mondo, il mondo, con la poesia musicale di Franco Battiato, con il suo modo personale, etereo come sciamano, esoterico e riservato, di porgere le sue melodie che solo così si trasformano in canto.

Conoscerlo personalmente, poi, è un’emozione che resta indimenticabile. Riposta in un angolo della memoria, riaffiora ogni volta che ci si imbatte nell’esperienza quotidiana dei tanti parvenu del “bel vivere” di una nobiltà esibita perché mai realmente vissuta con la classe e lo stile impeccabile di un uomo eccezionalmente nobile per eredità culturale e stile di vita, non per eredità di schiatta acquisita e mai compresa e dunque realmente vissuta a dispetto di chi la esibisce ma non è in condizione di comprenderla.

Franco Battiato era questo: artista completo, perché era animo di artista… completo.

L’ho conosciuto molti anni fa, in una serata insolitamente fresca dell’estate declinante del 1988. Un incontro in forma privata, ospite nella sua bellissima villa. Come ricorda un articolo di allora, io ero in veste ufficiale (a quel tempo ero Presidente del Distretto Leo – i giovani Lions – dell’Italia meridionale) e proprio lui, Franco Battiato che era socio onorario del Club di Giarre Riposto, volle conoscere il “suo” Presidente ospitandolo nella sua casa. Aveva restaurato un’antica villa di campagna in territorio di Milo, perché – spiegava, ci raccontava con il suo modo elegante di parlare – l’Etna maestoso, il mare di Aci e Galatea, le luci di Taormina ed il luminoso cielo di montagna, lo aiutavano e lo ispiravano nella sua opera di poesia.

Fu una serata memorabile: organizzazione perfetta, ricco buffet, curato oltre che nella scelta e nell’assortimento anche nell’allestimento, perché lui, Franco Battiato, aveva dato disposizione ad un noto locale di Taormina di rendere piacevole l’incontro con i giovani Leo ed il loro “capo” (ero io l’ospite d’onore, pensate un po’!).

Adesso arriva questa triste notizia della morte di Franco Battiato. Il cantautore catanese aveva 76 anni ed era malato da tempo. Si è spento questa mattina nella sua residenza, l’ex castello della famiglia Moncada a Milo, in Sicilia. I funerali avverranno in forma privata.
Tanto si scriverà. Tanto si racconterà di questo artista poliedrico. Vale per tutti quanto il direttore de La Civiltà Cattolica Antonio Spadaro ha scritto su Twitter: «E guarirai da tutte le malattie. Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te. Ciao, Franco Battiato».

Quanta Cura, ha garantito alla nostra anima con le sue canzoni!

A me, rimarrà la memoria di una serata indimenticabile: in una serata insolitamente fresca dell’estate declinante del 1988… tra le mie labbra il sapore singolare di un bicchiere di vino speciale, perché bevuto insieme al Maestro, dopo che lui stesso volle personalmente mescerlo nei nostri bicchieri perché era il “suo” vino.

Che serata… che ricordi!