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Perde ancora la Vibonese. Necessario capire il messaggio di disagio dell’allenatore, che suona come una denuncia. Prima che sia una resa

A Pagani finisce 1-0 per i padroni di casa a segno all’88’ con Castaldo

Con un gol subito all’88’, a causa di una amnesia generale di una difesa che rimane l’anello debole della squadra, la Vibonese perde anche a Pagani al termine di una partita ben giocata: generosa, con lo spirito giusto del riscatto, ma con ancora troppi limiti per sperare di fare finalmente risultato.

È una sconfitta, quella subita ingiustamente dalla Vibonese, che però rappresenta un segnale preciso, che è un atto d’accusa che l’allenatore D’Agostino lancia alla sesta giornata di campionato.

Perché non si può fare finta che certe decisioni (o non-decisioni) non abbiano un senso. Perché l’atteggiamento di Gaetano D’Agostino porta con sé un messaggio chiaro ed un allarme preciso.

La Vibonese esce sconfitta – ripetiamo immeritatamente – per un motivo preciso. Questa volta, la spiegazione c’è e non si può nascondere il messaggio per niente velato lanciato dalla panchina. La Vibonese perde una partita che meritava di portare a casa con un punto almeno, per colpa della stanchezza: i giocatori in campo non ce l’hanno fatta a reggere tutti i 90 minuti e l’allenatore non ha provveduto ad innestare forze fresche; cosa che al contrario ha fatto Grassadonia e non è un caso che il gol della vittoria sia stato segnato da un giocatore subentrato nella ripresa.

Perché D’Agostino non ha utilizzato i cinque cambi a disposizione per far rifiatare i suoi? Perché girano praticamente sempre gli stessi giocatori che fa ruotare senza altre possibilità?

Se la Vibonese esce sconfitta da questa partita contro la Paganese, la risposta è nella silenziosa denuncia dell’allenatore. È evidente che D’Agostino ritiene di non avere cambi, non si fida di tutti gli uomini a sua disposizione, sente di dover fare i conti con una panchina corta e di non avere alternative rispetto agli uomini che schiera in campo.

Eppure la Vibonese vista a Pagani è stata ben altra cosa rispetto a quella maltrattata dalla Turris. Contro la Paganese si è vista una squadra che aveva voglia di riscattarsi, aveva grinta per giocare e tentare la sortita, voglia di sfidare l’avversario, di sopperire ad alcune mancanze con la volontà e l’impegno. Sono piaciuti i due laterali, Fomov e Mauceri; ha provato a dare consistenza al centrocampo Cattaneo, mentre Golfo si è impegnato a dare senso alla manovra avanzata; come sempre generoso Sorrentino, buona la prestazione di Polidori dietro.

Ma a Pagani si giocava un turno infrasettimanale, con giocatori che avevano nelle gambe l’acido lattico accumulato domenica scorsa e già domenica si ritorna in campo. Ma a Pagani si giocava una partita del campionato 2021/2022, ovvero una di quelle nuove stagioni calcistiche che, consentendo ben 5 cambi a partita, aiutano gli allenatori a rinfrescare lo schieramento in campo, ad alternare gli uomini a disposizione, a dosare le forze e garantire freschezza durante l’intero arco della gara. Si fa così adesso: il calcio professionistico è cambiato anche da questo punto di vista. E gli allenatori lo fanno: ovviamente, opportunamente. Non lo ha fatto D’Agostino.

L’allenatore ha atteso a lungo prima di effettuare i cambi. Anzi, è come non li avesse fatti, perché le sue decisioni sono state prese quasi allo scadere e non utilizzando l’intero stock (tre su cinque possibilità; e l’ultimo slot utilizzato all’82’) messo a disposizione dai nuovi regolamenti per effettuare le sostituzioni

Perché?

È nella risposta a questa domanda che sta la spiegazione di una sconfitta: ingiusta, immeritata, ma consumatasi irrimediabilmente, rendendo sportivamente drammatica l’attuale situazione di classifica.

I limiti della squadra sono chiari (probabilmente, sarebbe utile dare un po’ di riposo al capitano Vergara) e bisogna chiedersi come agire per uscire dal tunnel, però…

È bene che in società si raccolga il silenzioso messaggio di disagio dell’allenatore, che suona come una denuncia. Prima che sia una resa.