Opinioni

La riflessione di don Fiorillo: “La Pentecoste invita a parlare tutti una sola lingua: quella dell’amore e della pace”

L’invito alla riflessione sul Vangelo della domenica di mons. Giuseppe Fiorillo

Carissime/i, oggi celebriamo la solennità della Pentecoste.
Anticamente, presso gli Ebrei, la Pentecoste era una festa di origine agricola, celebrazione dei primi frutti e lode a Dio per la mietitura; veniva celebrata sette settimane (cinquanta giorni) dopo la Pasqua (Levitico 23,15-22). Successivamente divenne la celebrazione del dono della legge (Torah) fatto a Mosè sul Sinai.
La prima Pentecoste cristiana, avvenuta in coincidenza con quella ebraica, celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, su Maria ed il piccolo gruppo, riuniti in preghiera nel Cenacolo (Atti 2,1-13); e celebra ancora la nascita della Chiesa come popolo di Dio in missione verso tutti i popoli della terra.
“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovarono tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro le lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue…e Parti, Medi, Elamiti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia ,del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia, Romani qui residenti, Giudei e proseliti, Cretesi ed Arabi, e li udivano parlare delle grandi opere di Dio nelle loro lingue”.
La Pentecoste unisce i popoli col parlare una unica lingua, allontanando lo spettro della tentazione della Torre di Babele (Genesi 11,1-9), dove i popoli, a motivo dell’orgoglio, con la presunzione di arrivare a Dio, pur parlando ancora una unica lingua, non comprendevano più l’uno la parlata dell’altro.


Oggi, per tanti versi, siamo nello spirito di una nuova Babele, e se vogliamo, essendo tutti in una unica barca, per salvarci ,dobbiamo:

  • sapere praticare una unica lingua, la lingua dall’amore, dell’accoglienza, della benevolenza, della condivisione, della Pace fra i popoli;
  • salvare la terra “questa bella d’erba famiglia e di animali “(U. Foscolo) e proteggerla dagli inquinamenti, devastazioni e ferite d’ogni genere;
  • spezzare, o quanto meno, umiliare i comportamenti nemici della Pentecoste, quali mafie, corruzioni, droghe, ignoranza, violenze…
    *prendersi cura degli oppressi e degli affaticati della terra e tentare di liberarli dalle ingiustizie e dagli inganni dei potenti e dalle struttura di morte;
    *implorare, oggi e sempre, in umiltà e semplicità di vita: “vieni santo Spirito,/manda a noi dal cielo/un raggio della tua luce./Vieni, padre dei poveri,/vieni datore dei doni,/vieni, luce dei cuori./Lava ciò che è sordido,/bagna ciò che è arido,/sana ciò che sanguina”. (dalla Sequenza della Pentecoste)
    Buona Pentecoste nella gioia di Cristo Risorto.