Cultura

“La genesi della materia e della luce”, la personale dell’artista Giancarlo Di Fede (foto e video)

Per due settimane le sue opere in mostra a Palazzo Santa Chiara

“La genesi della materia e della luce”, è il titolo di una mostra di “arte informale” dell’artista Giancarlo Di Fede, che da domani 9 ottobre, per le due settimane successive è possibile visitare a Vibo Valentia a Palazzo Santa Chiara.

Nato a Vibo Valentia 63 anni fa, Giancarlo Di Fede parte dalla sua città natale per poi involarsi verso i centri dell’arte dove potersi confrontare con un mondo che è e rimane in continua crescita e trasformazione. Oggi ritorna, con l’intento di offrire una novità per il territorio, volendo mostrare ciò che il pittore proietta sulla tela con gesti istintivi liberando il proprio inconscio. Una volontà di provocare, attraverso questa proposta artistica, un ambiente altrimenti arretrato, adagiato in una forma d’arte che Di Fede definisce desueta, perché il pittore dipinge come si dipingeva negli anni ’80.

Incontrarlo alla vigilia dell’inaugurazione della personale che segna il suo ritorno a Vibo Valentia, diventa l’occasione giusta per un’interessante chiacchierata, complice l’amico comune Gino Achille, con Bianca e Patrizia a fare da splendida scorta.

Una personale per un artista è anche l’occasione per lanciare dei messaggi. Quale, in questo caso?

È una mostra che intende proporre ai vibonese – risponde Giancarlo Di Fede – un immaginario dell’arte in genere diverso da quello abituale. Un invito a guardare attentamente lo sviluppo di un segno che non è più canonico. Insomma, si guarda in una direzione diversa ormai da diversi da molti anni, ovvero oggi nell’arte si attua l’idea di privilegiare l’istinto, che sovrasta la raffigurazione. Questo il messaggio che vorrei lanciare: indicare allo spettatore una strada nuova di osservazione dell’immaginario”.

Lo spettatore è abituato a confrontarsi con immagini iconiche, in questo caso si trova invece ad avere a che fare con soluzioni figurative diverse…

“Io sono un eretico iconoclasta. Cioè, sono portato ad una dimensione dello sguardo diversa e nuova perché la mia ricerca artistica è figlia di grandi maestri, non ho inventato io questo genere! E poi credo che ormai la figurazione non abbia più il ruolo che ha avuto negli anni passati e nella storia della letteratura dell’arte; la raffigurazione ha un posto in questo momento storico molto marginale”.

Fondamentale è il gioco dei colori…

Piuttosto io credo che sia fondamentale il gioco tecnico più che quello dei colori che solo si aggiungono per una sorta di dimensione che individua l’artista l’altezza. Lo stile si riconosce nel segno… ed in questo senso, il colore fa parte anche dello stile. Il colore racconta gli stati d’animo”.

Come si diceva, la chiacchierata vede protagonista anche un amico comune, l’architetto Gino Achille: “Giancarlo deve farci capire il passaggio artistico che porta, una volta abbandonati i classici pennarelli, a questo sovrapporsi di pennellate: a volte una sull’altra, altre volte procedendo per sottrazioni per dare vita ad un graffiato laddove il colore si sviluppa per trasparenze”.

Ma l’idea stereotipata del pittore un uomo di razionalità tra pennelli e colori – quasi irrompe Giacarlo Di Fede, nel rispondere – non è più così. Non lo è più dagli anni ‘40 del secolo scorso, quando i surrealisti europei si trasferirono in America, grandi artisti che lì, in quella terra allora vergine, cominciano a cambiare addirittura le modalità della pittura: si inventa il dripping, l’action painting. Il colore non è più sulla tavolozza, ma si dispiega direttamente dal barattolo. Il corpo assume un’importanza fondamentale all’interno dell’opera: Jackson Pollock vi lavorava sopra, ci camminava sopra e quindi l’arte comincia a pervadere l’umano, in un modo più potente. Forse è il caso di parlare di un nuovo Rinascimento, che poi sfocerà nella Pop Art di Andy Wharol. E questo tragitto è un tragitto corporale che unisce, crea simbiosi tra l’artista e l’opera. Cosa che prima on avveniva”.

Dunque, “La genesi della materia e della luce”, personale di Giancarlo Di Fede per due settimane a Palazzo Santa Chiara a Vibo Valentia.

Perché sia l’occasione di un approccio diverso, non tradizionale con l’arte, per far comprendere che l’arte è uno spasmodico esercizio di ricerca, unica strada che porta novità: “Novità che magari non piacciono – precisa Di Fede – però lo spirito di ricerca deve sovrastare la stagnazione di vecchi archetipi sennò non andiamo da nessuna parte”.