Cultura

La Capitale del Libro ricorda Andrea Camilleri a due anni dalla scomparsa

Appuntamento mercoledì al Castello. Lo spunto è la presentazione del libro di Giuseppe Fabiano Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia

Non c’è dubbio che oggi Andrea Camilleri sia l’autore tra i più letti, più citati ed anche studiati.

Scrittore, regista teatrale, sceneggiatore, famoso soprattutto per le avventure del commissario Montalbano, Andrea Camilleri è riuscito a farsi conoscere e amare dal pubblico anche grazie alla schiettezza e alla semplicità con cui trattava i temi sociali contemporanei. Un «maestro», nel senso completo del termine, anche se non amava essere definito così.

Il 17 luglio 2019 se ne andava da questo mondo, pur rimanendo presente tra quanti lo hanno amato, letto, ammirato riconoscendolo in quella sorta di alter ego che era ormai diventato, per il pubblico, la figura del commissario Montalbano.

A due anni dalla sua scomparsa, sono stati organizzai diversi appuntamenti per ricordarlo: tra questi, quello che desta una certa curiosità ed un particolare interesse, è quello che vede protagonista il professor Giuseppe Fabiano, psicoterapeuta, docente universitario, autore del saggio Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia, in programma mercoledì 28 luglio alle ore 18 presso il museo archeologico di Vibo Valentia, nell’ambito degli appuntamenti della «Capitale Italiana del Libro 2021»: al centro della serata il valore del ricordo, della memoria e quindi della Storia, in una società che dimentica troppo in fretta.

Con l’autore Giuseppe Fabiano, a discutere il tema della serata: “Andrea Camilleri: quando la persona supera il personaggio”, sarà la direttrice del Museo Adele Bonofiglio, che ha voluto questo incontro, mentre a coordinare la serata è stato chiamato il giornalista Maurizio Bonanno.

L’evento culturale, realizzato dal Museo Archeologico Statale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, pone in evidenzia lo studio, davvero interessante oltre che originale, di Giuseppe Fabiano, consente di scoprire un Camilleri diverso e più profondo partendo dall’importanza che ricopre la psicologia di ogni suo personaggio, mai lasciata al caso.

“Per comprendere la forza psicologica dei personaggi di Camilleri – afferma Fabiano -e non solo quelli più noti legati alla serie del commissario, dobbiamo tenere presente il suo percorso personale e professionale. Camilleri è stato un grande lettore, vero divoratore di libri e saggi, fin da bambino, grande ascoltatore delle storie che gli raccontava Minicu, un fattore della loro famiglia cui lui era particolarmente affezionato, e poi la nonna Elvira e le varie persone che la vita gli ha offerto di incontrare”.

E poi, come non ricordare la sua storia professionale come regista teatrale e come produttore della Rai! Introdotto dalla direttrice del Museo, Adele Bonofiglio, ed incalzato dalle domande del giornalista Maurizio Bonanno, Giuseppe Fabiano rivelerà aspetti inediti della psicologia dello scrittore siciliano.

“Non è un caso — sottolinea l’autore dello studio psicologico su Camilleri — se i personaggi dei suoi libri si presentano con caratteristiche teatrali, dove non c’è descrizione approfondita delle emozioni da parte del narratore, ma è il personaggio, con le sue azioni, con il suo dire e con il suo “non dire” che si svela al lettore. E questo secondo me è ancheil successo delle sue opere all’estero (credo che ad oggi siano 35 le lingue in cui è stato tradotto) e nonostante il particolare linguaggio narrativo utilizzato”.

L’appuntamento di Vibo Valentia – mercoledì 28 luglio al Castello sede del Museo Archeologico statale, ore 18.00 – rappresenta un’occasione unica: scoprire la psicologia di uno scrittore, un narratore che è stato capace di creare un vero e proprio linguaggio: «Nel suo caso – ricorda in proposito Giuseppe Fabiano – si parla di idioletto, perché il suo linguaggio, pur ispirandosi al dialetto siciliano, via via si è differenziato attraverso piccole sfumature, distorsioni che nascevano dal linguaggio parlato nelle differenti zone, anche vicine tra loro, della sua amata Sicilia. Ne sono un esempio i modi di dire, l’uso di proverbi o ancora di metafore che nella loro essenzialità hanno la capacità di farsi comprendere con semplicità e con forza».