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Il 25 marzo 2009 il campione Giovanni Parisi muore in un tragico incidente stradale. Il nostro ricordo

Forse è scritto che certe storie debbano andare così. Forse è scritto che gli eroi muoiono giovani e per sempre giovani rimarranno. Perché un eroe non può invecchiare. Un eroe rimane per sempre bello e forte.

Il 25 marzo 2009, in un tragico incidente stradale alle porte di Voghera, perdeva la vita Flash: Giovanni Parisi, il pugile di Vibo Valentia. Flash era stato soprannominato per quel destro rapido e potente che, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, assestava alla vittima designata: la variante micidiale alla sua boxe molto tecnica.

Era nato a Vibo Valentia in un freddo giorno di dicembre del 1967 (il 2 dicembre). A Vibo Valentia inizia la sua vita, cresce nel cuore della città storica, la zona del Rosario, a pochi passi dal Duomo e dalla villa comunale dove da bambini ci si rifugia come fosse un parco giochi. Inizia ad andare a scuola… insomma, una vita normale come tanti bambini come lui; poi, la sua storia familiare prende un verso sbagliato, una strada controversa, si trasferisce ben presto con la madre in Lombardia. È un cambio di vita che lascerà qualche segno, perché il rapporto con il padre non sarà mai quello che un ragazzo avrebbe voluto, ma lui è tempra forte. Cresce con la mamma Carmela e le sorelline a Voghera. Nella cittadina della pianura padana, spesso immersa nella nebbia un clima ben diverso dal sole di Calabria, Giovanni inizia a frequentare la parrocchia e l’oratorio. Lo sport lo attrae, come tutti i ragazzi, gioca a calcio. C’è chi dice che avesse piedi buoni e che avrebbe potuto diventare anche un buon centravanti, ma la sua strada è segnata verso un destino di successi in uno sport duro e di fatica: il pugilato!

Intanto, gli anni passano e nella sua Vibo Valentia non lo ricorda quasi più nessuno. Quando sale sul ring a Seul, alle Olimpiadi e compare il suo nome e il luogo di nascita sul piccolo schermo, in tanti rimangono sorpresi: si chiedono chi è questo ragazzo di Vibo Valentia. Certo, Parisi è una famiglia vibonese ben nota, ma… questo Giovanni, chi è? Chi se lo ricorda?

Siamo in pochi a ricordarsi di lui. Comunque, unanime è l’emozione vissuta in città, grazie a questo ragazzo che porta nel mondo, attraverso la sua carta d’identità, il nome di Vibo Valentia.

È domenica 2 ottobre 1988, un giorno memorabile per lo sport italiano: è il giorno di Gelindo Bordin nella maratona, la gara simbolo di ogni Olimpiade. Ma appartiene all’antica tradizione delle olimpiadi greche anche un altro sport, il pugilato. Olimpiadi, pugilato e la Calabria sono una combinazione straordinaria. Da millenni si racconta del più grande campione olimpionico della Magna Grecia, il pugile calabrese Milone di Crotone.

Pugile e lottatore, vincitore di ben 7 Olimpiadi ed atleta imbattuto per oltre vent’anni nelle sue categorie sportive. Milone è il mitico personaggio magno-greco, vissuto nell’antica Kroton del VI secolo a.C., che grazie alle sue abilità sportive divenne personaggio famoso anche all’interno delle cerchie aristocratiche del tempo. Un campione, Milone, un campione del mondo, del mondo di allora: la storia ricorda che fu vincitore alle Olimpiadi dal 540 a.C. al 512 a.C., ma di lui sappiamo anche che partecipò ad altri giochi organizzati in Grecia, come i Giochi Pitici dove vinse 6 volte, i Giochi Istmici dove vinse 10 volte e i Giochi Nemei dove fu vincitore per altre 9 volte. Un campione del mondo, il calabrese Milone!

La storia si compie proprio in quel giorno di ottobre del 1988. Millenni dopo, un pugile calabrese, Giovanni Parisi da Vibo Valentia vince l’Olimpiade. Quel 2 ottobre 1998 è anche il giorno delle finali di pugilato. Giovanni ha appena vent’anni quando sale sul podio più alto per ricevere la medaglia d’oro del campione.

È una vittoria quasi inattesa. Nessuno aveva scommesso su di lui, solo l’infortunio di Cantarella gli aveva aperto la strada dei Giochi Olimpici.

Sono le 9 del mattino, quando il calabrese cresciuto a Voghera sale sul ring della finale dei Pesi Piuma. La canottiera azzurra e il numero 0431 sulla schiena. Dopo 1 minuto e 41 secondi manda al tappetto il rumeno Daniel Dumitrescu. Quel pugno magico, quello che lo farà diventare Flash, dà l’oro olimpico a Parisi. Giovanni come Milone!

Il legame con la Calabria e con Vibo Valentia si riallaccia di lì a poco, perché è nella sua volontà. Perché il giovane Parisi è grato a Voghera sua nuova patria, ma non dimentica le sue origini: quel terrone di Calabria cresciuto e realizzatosi nella pianura padana.

E Giovanni Parisi sceglie la sua terra per il suo grande salto, il passaggio tra i professionisti.

Vibo Valentia capisce il gesto del ragazzo. Comprende il valore di quella scelta. E prova ad offrirgli una postazione degna del suo “grande salto”.

Attiva il complesso dell’ex Cgr. = qui avverrà il suo esordio tra i professionisti, nella categoria Leggeri, in diretta televisiva su RaiUno.

Ed il caso vuole che si riallacci e si rafforzi un rapporto personale tra Giovanni, giovane campione, e Maurizio, giovane alla ricerca di un suo ruolo nel mondo della comunicazione.

A quel tempo, infatti, era orami consolidato il mio rapporto con il Gruppo Mancini. Gruppo Mancini era allora sinonimo di accoglienza (il 501 hotel, il Lido degli Aranci ed altro…) di mondanità e spettacolo (La 6Giorni di Vibo, ViboStar ed atro ancora…). Fervida mente generatrice di eventi mondani, Saverio Mancini, in coppia con Daniele Piombi, aveva fatto di Vibo Valentia un centro di attrazione per il mondo dello spettacolo, facendo arrivare il meglio della produzione del periodo. Con un giovane disc-jockey in veste di direttore del servizio accoglienza ed organizzativo (Maurizio Bonanno, appunto), per due anni di seguito, l’ex Cgr si trasformò in un “Paradiso dei sogni”: la supersexy Pamela Prati e l’elegante cerimoniere Daniele Piombi chiamavano sul palcoscenico allestito dentro i capannoni artisti di grande esperienza e giovani emergenti. Qui, in tanti scoprimmo il talento di una promettente Fiorella Mannoia, la vitalità artistica dei napoletani, capaci di vere e proprie jam session (Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile…). Divenuto “Centro Fieristico”, l’ex Cgr di Porto Salvo il 16 febbraio 1989, aprì le porte ad oltre tremila persone che affollarono il padiglione di Portosalvo, per salutare e tifare il loro ritrovato compaesano, Giovanni Parisi. E tocca a me, nel mio ruolo, accoglierlo, accompagnarlo. Davanti a lui c’è Kenny Brown. L’incontro dura appena tre round, un fulminante gancio sinistro manda al tappeto l’americano.

È un esordio atteso con ansia dagli appassionati dopo l’exploit con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Seoul. La buona idea fu quella di farlo esordire nel paese natio. E non in una riunione normale, visto che il clou era tenuto da Gianfranco Rosi al rientro dopo la sconfitta con Don Curry. Per questo si decise di allestire l’appuntamento, seguito dalle principali tv internazionali, proprio nell’area della ex Cgr e, per Parisi come per Rosi, furono scelti pugili americani. L’avversario di Parisi, Kenny Brown fu strapazzato per tre round fino all’inevitabile ko. Da questo match e da questa data, da questo luogo (oggi profanato e abbandonato), inizierà la cavalcata di uno dei pugili italiani più bravi di sempre a livello mondiale, il vibonese Giovanni Parisi.
Per capire l’atmosfera che preparò questo match, leggiamo quanto scrivono Roberto Torti e Silvia Parisi nel libro “Il pugno invisibile”: “Vibo Valentia non è solo una scritta sulla carta d’identità. Vibo, nonostante tutto, riporta dritta alle radici. Vibo ha un pubblico caldo che riconosce la calabresità di Parisi anche se vive altrove da quasi vent’anni. Vibo è lontana, in tutti i sensi, ma custodisce il Dna di quella testa dura e di quel carattere spigoloso”.
Ed ancora: “Per il suo debutto da professionista – primo incontro dopo il trionfo olimpico – Giovanni sceglie proprio Vibo. Un match che si potrebbe condensare in una riga”. Ed è proprio a questo punto che spunta da protagonista il luogo scelto per questo storico incontro che lo vede contrapposto all’americano Kenny Brown. Si legge, infatti, ne “Il pugno invisibile”: “Dall’America lo chiamano (Kenny Brown, ndr) per partecipare alla festa di Giovanni Parisi in un ring piazzato fra i capannoni della Fiera. È chiaro che il festeggiato vincerà e l’invitato perderà…”.

Da quella sera Parisi non si ferma più, a parte la sfortunata parentesi a stelle e strisce e la sfortunata sfida a Los Angeles contro Chavez. Vince e convince, Parisi è l’ultimo vero eroe romantico del pugilato italiano, legge Che Guevara e dedica tutte le vittorie alla mamma Carmela. Sposa Sil­via Hrubinova, una splendida modella slovacca che gli dà tre figli: Giovanni Carlos, Angel Sofia e Isabel Carmela. Dodici volte sale sul ring per il titolo mondiale. Diventa per la prima volta campione mondiale dei leggeri battendo Altamirano a Voghera il 25 settembre 1992. Titolo difeso vittoriosamente due volte. Rinuncia alla corona iridata per passare ai superleggeri e tentare l’avventura americana. L’8 aprile 1995 sfida Chavez a Las Vegas per la corona Wbc, ma perde ai punti. Parisi rientra in Italia e nel 1996 conquista la corona mondiale Wbo battendo Sammy Fuentes al Palalido di Milano. La manterrà per due anni e cinque difese.

Nel 1997 torna a combattere nella sua città natale, in un match dalla vigilia travagliata.

Infatti, prima del match, scoppia la “querelle” con mons. Onofrio Brindisi, parroco del Duomo, che si oppone all’allestimento del ring in piazza San Leoluca (“è un’offesa alla cristianità”, il suo giudizio perentorio). È una delusione per Giovanni che avrebbe voluto combattere là dove si legava il ricordo della sua infanzia.

«Un’offesa alla cristianità? Spero di far cambiare idea a monsignore – dice Parisi – Peccato, perché Vibo Valentia è la mia città natale, e avevamo pensato di valorizzarla facendo ammirare in televisione le sue bellezze artistiche».

Ma non è tutto. Perché accade anche che la malvaita organizza un attentato (dimostrativo, si potrebbe dire) con una bomba, per fortuna senza conseguenze, nella sala congressi del 501 Hotel, diventato in quei giorni il suo quartier generale

Il combattimento con il britannico Nigel Wenton, in programma sabato 4 ottobre, viene spostato in località Ottocannali, dove viene allestito un Palatenda a spese della Provincia di Vibo Valentia. l’allora Presidente della Provincia, Enzo Romeo, comprende il potenziale mediatico dell’evento e lo fa suo con giusto intuito.

È un segno del destino, evidentemente!

Perché, nel frattempo, divenuto ormai giornalista a tempo pieno, sono in quel momento a capo dell’ufficio stampa della Provincia e tocca, dunque, a me curare i rapporti di comunicazione con lo staff di Giovanni Parisi.

Come una rimpatriata, io e il campione del mondo Giovanni, viviamo quei giorni (con noi il compianto Mario Porcelli, altro suo grande amico vibonese)

Naturalmente Flash non delude le aspettative e davanti ad un pubblico in visibilio supera agevolmente per ko all’ottavo round anche questo ostacolo.

La bella e lunga serie si interrompe nel 1998 con la sconfitta con Carlos “Bolillo” Gonzales a Pesaro . Due anni più tardi tenta la conquista della corona mondiale nei welter ma perde contro il detentore, il portoricano Daniel Santos. Chiude la carriera nell’ottobre 2006 dopo una dura sconfitta ai punti inflittagli dal francese Frederic Klose.

Poi la sera del 25 marzo 2009 le luci si spengono, per sempre. Voghera, che lo aveva adottato amorevolmente, gli tributa gli onori di un eroe, lo stesso non avviene a Vibo Valentia. Nella città lombarda gli intitolano un palasport e gli dedicano un monumento, inaugurato pochi anni fa.

Vibo Valentia e la Calabria, invece, sembrano dimenticarlo. Poi, finalmente, la giunta del sindaco Nicola D’Agostino, grazie all’azione dirompente del suo assessore allo Sport, Pasquale La Gamba, si attiva e delibera l’intitolazione della cittadella dello sport di viale della Pace. Per lungo, troppo tempo, nessuna altra iniziativa è stata intrapresa da Comune e Regione. Finché non interviene il consigliere comunale Marco Miceli, che si fa promotore, pochi mesi fa, dell’intitolazione di una via nel centro città per ricordare, com’è giusto che sia, quella che ad oggi rimane l’unica medaglia d’oro calabrese delle Olimpiadi moderne.

Da Giovanni Parisi a Milone, appunto.

Appunto!