Opinioni

Don Fiorillo, viviamo con speranza la meraviglia della vita nel mistero di Dio che si fa uomo

Riflessioni e pensieri sul Vangelo di domenica 19 dicembre

Carissime/i,
per un tratto di Avvento ci ha accompagnato la profetica figura di Giovanni Battista, oggi, con la suggestione di questa pagina del vangelo di Luca (Lc 1,39-48),è Maria stessa che ci guida alla contemplazione del mistero di Dio che si fa uomo.
L’angelo Gabriele, nell’annunzio fatto a Maria, le aveva dato un segno: “vedi anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”(Lc 1,36-37).
Allora Maria “in fretta” corre per contemplare il segno dato: “Gli innamorati volano” (santa Camilla Battista da Camerino).
Chi ha Dio dentro vola verso i bisognosi… ed Elisabetta è una bisognosa, perché vecchia e non preparata alla inaspettata gravidanza.
Maria, dunque, corre verso un villaggio a sud di Gerusalemme, Ain Karem (150 km distante da Nazareth), dove avviene nel segno della benedizione, l’incontro tra le due donne, protagoniste dell’evento detto “la Visitazione”.


Ma… che c’è in comune tra questa giovane donna, Maria, e la donna anziana, Elisabetta?
Apparentemente nulla:

  • sono diverse per età: giovane la prima, assai avanti negli anni la seconda;
  • sono diverse per ceto sociale: la prima, promessa sposa ad un artigiano, la seconda, sposa di un sacerdote del Tempio;
  • abitano luoghi diversi: la prima in uno sconosciuto paese della malfamata Galilea, Nazareth, la seconda in Ain Karem, paese residenziale per le famiglie di tanti sacerdoti, data la vicinanza con il Tempio di Gerusalemme.
    Ma, nel disegno di Dio, c’è tutto.
    Oltre al legame di sangue le unisce questo avvenimento: tutte e due attendono un bambino, Maria, la vergine è all’inizio della sua gravidanza, Elisabetta, la sterile, è prossima al parto.
    Tutte e due sanno che la creatura che portano in grembo è dono gratuito di Dio: Dio che dà grazia su grazia, Dio che fa di questo incontro un appuntamento di fede, di speranza e di stupore.
    Tutte e due sono in festa; ed in festa sono le creature che che si nutrono dentro la loro vita: “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino si mise a danzare nel suo grembo” (Lc 1,44).
    E fra tre mesi, alla nascita di Giovanni, anche Zaccaria, rimasto muto nel tempio per la sua incredulità, riavrà la parola e farà festa e canterà il suo Benedictus di lode e di ringraziamento; e farà festa tutta la comunità di Ain Karem:”I vicini ed i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegrano con lei “(Lc 1,58)
    Ed anche noi, oggi, ci rallegriamo con Elisabetta, con Zaccaria, suo sposo, con Maria, la prima volontaria della storia cristiana; e lodiamo il Signore che, con la forza di queste narrazioni, ci annunzia che la santità non abita solo nei luoghi sacri e nelle liturgie solenni, ma anche nella carne delle donne: “dolce carne che si fa cielo” (Marina Mercolini).
    Buona domenica nell’attesa del Signore Gesù che viene nelle vicende delle nostre storie quotidiane.