Opinioni

Don Fiorillo: torniamo per le strade del mondo ad annunciare “una terra nuova ed un cielo nuovo”

Troviamo anche noi la forza ed il coraggio di predicare la conversione, scacciare i demoni, ungere e guarire gli ammalati

Carissime/i,
la liturgia di questa quindicesima domenica del tempo ordinario, con questa pagina del vangelo di Marco (Mc 6,7-13) ci presenta Gesù che, dopo la fase di apprendistato, invia i Dodici a fare quello che hanno visto fare da Lui: predicare la conversione, scacciare i demoni, ungere e guarire gli ammalati.
“Gesù chiamò a sé i dodici e prese a mandarli a due a due”…perché a due? Il due è il numero della relazione, della reciprocità, della condivisione. Il due, nella nuova visione, non è la somma di uno più uno, ma è l’inizio della pedagogia di “un noi”.
“E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né danaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.”
Gesù propone l’esperienza della leggerezza del cammino e della sobrietà dei mezzi, puntando tutto sulla essenzialità della parola e sulla testimonianza di vita.
E per realizzare ciò basta un bastone, quale sostegno nella fatica e quale segno di autorevolezza nella comunità.
E bastano dei sandali, quale segno dell’homo viator , che cammina per cercare l’altro e condividere con lui gioie e dolori, attese e speranze.


I primi cristiani venivano chiamati ” quelli della via”, perché , fedeli al mandato di Cristo ,andavano per le strade del mondo ed annunciavano “una terra nuova ed un cielo nuovo, perché le cose di prima non c’erano più” (Apocalisse di Giovanni).E, nel pellegrinare di casa in casa, ungevano con olio gli ammalati e li guarivano ed erano vicini a tutti, realizzando così la globalizzazione dell’amore, all’insegna di quel massaggio di Cristo, raccolto da Paolo nella Lettera ai Galati 3,28:”non c’è né giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti siamo con uguale dignità dinnanzi a Cristo Gesù”.
E loro, i primi cristiani, nell’arco di poche decine di anni hanno raggiunto un buon traguardo in tutta l’area del Mediterraneo…
E noi a che punto siamo?
Il nostro messaggio oggi, purtroppo, non rompe il muro dell’indifferenza, dell’egoismo, delle sopraffazioni, delle corruzioni, perché la nostra fede forse è stanca, incerta, priva di concretezza, priva di innamoramento. E allora domandiamoci:

  • quanti abbiamo la consapevolezza di essere, in forza del dono del battesimo, degli inviati da Dio nel mondo per essere la sua Bibbia vivente?
  • quanti siamo coscienti di essere, ciascuno nel proprio ambito, profeti di Dio nel testimoniare giustizia e verità, soprattutto verso i derelitti della terra?
  • quanti, come scrive Paolo, siamo non tanto “lode della gloria di Dio”, quanto piuttosto nostra lode e nostro compiacimento?
    Che la Grazia e la benevolenza del Signore nostro Gesù Cristo siano con noi e le nostre fragilità!