Opinioni

Don Fiorillo: ogni giorno bisogna lavorare per abbattere muri di odio. Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro

Riflessioni sul Vangelo di domenica 5 dicembre

Carissime/i,
oggi celebriamo la seconda domenica di Avvento. La pagina odierna del Vangelo di Luca (Lc 3,1-6) ci presenta l’umile storia di Giovanni dentro la grande storia politica e religiosa del suo tempo.
“Nell’anno decimo quinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea…sotto i sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, nel deserto”.
La parola di Dio non scende dentro i palazzi del potere civile o religioso, ma su Giovanni, il profeta che chiude l’antico Testamento ed apre il Nuovo Testamento.
Giovanni esce dal silenzio del deserto di Giuda (probabilmente dal ritiro in uno dei conventi degli Esseni, presenti nella zona del Mar Morto) e percorre tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione e presentandosi come “voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore che sta per venire” (Isaia).
La via del Signore nell’immaginario collettivo era quella via che veniva costruita per accogliere le folle processionali in pellegrinaggio ai Templi del vicino Oriente. (Si pensi a quella via aperta davanti allo splendido tempio di Ishtar, in Babilonia o al viale delle Sfingi a Karnak, in Egitto o alla grande spianata del Tempio di Gerusalemme!)
Questa via doveva essere sempre pianeggiante e rettilinea, affinché il pellegrino potesse, fin da lontano, godere la magnificenza del luogo sacro.
Ecco perché sia Isaia che Giovanni Battista dipingono, in maniera simbolica, la via della salvezza con queste immagini: “raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sia riempito, ogni monte e colle siano abbassati, i passi tortuosi siano diritti, i luoghi impervi siano spianati” (Isaia 40,3-4;Luca 3,4-5).
Ieri come oggi se desideriamo che Cristo nasca nei nostri cuori è necessario vivere all’insegna del simbolico segnale stradale “lavori in corso d’opera”, perché ogni giorno bisogna lavorare per abbattere muri di odio, che dividono i popoli, barriere, che impediscano calpestare spazi di partecipazione ed abitare gioie di condivisione.
“Lavori in corso d’opera” è svegliarsi dal sonno, che intorpidisce l’anima; è smuovere la solitudine, che uccide la gioia del vivere; è prendersi tempo per amare, privilegio che Dio concede sempre a noi.
Buona domenica con questo augurio: “Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro: poniti al fianco del fratello, anziché al centro” (Simone Cristicchi, cantautore).