Opinioni

Don Fiorillo, Gesù denuncia l’ipocrisia di chi vive una fede parolaia, ridotta a spettacolo

Le riflessioni sul Vangelo della domenica

Carissime/i,
oggi, con questa pagina del vangelo di Marco (Mc 7,1-23), la liturgia della Chiesa ci propone il messaggio di Gesù riguardo la legge di Dio e le tradizioni religiose d’Israele. Dio, attraverso Mosè, ha dato al popolo dieci Parole, mentre Scribi e Farisei, lungo lo scorrere dei secoli, hanno codificato ben 613 norme, delle quali Gesù spesso si è lamentato: “legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito”. (Mt 23,4).
Marco, a questo riguardo, ci presenta una controversia, sorta tra Gesù ed alcuni Scribi, scesi da Gerusalemme, nella quale rimproverano lo stesso Gesù circa il fatto che i suoi discepoli, contravvenendo alle tradizioni degli Antichi, mangiano con mani impure, perché non lavate secondo le dovute abluzioni.


Gesù risponde per le rime: “ascoltatemi tutti ed intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dal cuore dell’uomo a contaminarlo” (Mc 7,14-15).
Con queste affermazioni Gesù mette in luce due modi di intendere la religione: una religiosità esteriore, fatta di riti, gesti e parole ed una religiosità interiore, fatta di sentimenti che salgono dal profondo del cuore.
Sta qui la rivoluzione di Gesù, nell’affermare, cioè, il primato dell’interiorità a discapito della vuota esteriorità.
Prima di Gesù la religione ebraica, e non solo, consisteva nel tenersi lontano da cose, animali, persone e luoghi capaci di contaminare ed allontanare dalla santità di Dio.
Gesù di tutto questo fa piazza pulita: mangia con i pubblicani, tocca i lebbrosi, ritenuti immondi, frequenta i pagani e dichiara che tutti i cibi sono buoni, mettendo al centro dell’agire la coscienza dell’uomo: “dal di dentro, cioè, dal cuore dell’uomo escono le intenzioni cattive: prostituzione, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità (Mc 7,20-22)…e segue un elenco di dodici azioni che rendono impura la vita ed ostacolano la comunione con Dio.
Vera religione per Gesù è sfrattare dalla propria esistenza queste pulsioni di morte, favorendo la creazione di cuori nuovi e vite libere.
Noi, oggi, da che parte stiamo? Quale religiosità viviamo?
Diciamo che:

  • spesso somigliamo a Scribi e Farisei quando mettiamo al centro l’esteriorità della religione, perché così è più facile controllare, giudicare, condannare situazioni e persone più che accompagnarle nel cammino esistenziale;
  • spesso amiamo portare sulle spalle, in processione, le statue dei santi più che seminare e far germogliare nei nostri cuori il loro messaggio di vita;
  • spesso ci serviamo dei sacramenti con il trionfo delle liturgie, ben fatte, di matrimoni, di prime comunioni, cresime, battesimi, funerali, più che vivere, in semplicità, la forza vivificante dei sette doni a noi dati;
  • ma per nostra consolazione c’è sempre nella Chiesa “un piccolo gregge” di cui parla Gesù, c’è “il resto d’Israele” di cui parlano i profeti che vive una religione pura, libera, interiore, pugno di lievito che fermenta le masse, sale che da sapore ai cibi, lampada accesa che illumina, nel buio della notte, i viandanti, cercatori di Dio.
    Buona domenica all’insegna di una religione che ci aiuta a realizzare sulla terra il regno di Dio, predicato da Gesù.