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Addio Jole, ci mancheranno le tue tarantelle e il tuo orgoglio calabrese. Ricordo di una donna coraggiosa

Adesso, ci mancheranno quelle tarantelle così tanto denigrate da certa cultura radical chic che riteneva fossero una volgarità da stigmatizzare.

Eppure, avevo un senso ed un valore simbolico che nessuno – come se si debba essere sempre vittima di un complesso di inferiorità, quando ci si affida alla cultura ed alle tradizioni popolari – aveva mai pensato di evidenziare, di analizzare e – perché no? – alla fine apprezzare proprio per questo suo valore.

Sin dal momento della sua elezione a Presidente della Regione Calabria, avvenuta al termine delle elezioni del 26 gennaio scorso, Jole Santelli aveva caratterizzato i successi elettorali danzando una tarantella, una tarantella calabrese. Rito propiziatorio ripetuto in occasione di altre vittorie elettorali che durante questi mesi di sua presidenza regionale non sono mancate.
Rispetto ai soliti festeggiamenti d’antan, fatti di canti politici consolidati e canzoni note prese a prestito dal cantautorato più accreditato, lei, Jole Santelli, si era affidata alla tradizione più antica e popolare, volgare forse (secondo il giudizio dei puristi sostenitori dello stile impeccabile e del politically correct), ma genuino, spontaneo, vero… autenticamente calabrese!

L’ho conosciuta. L’ho ammirata. L’ho stimata. L’ho sostenuta. Convinto, l’ho votata. L’ho difesa dinanzi a certi attacchi pretestuosi, preconcetti e… spocchiosi appunto.
Adesso la piango, convinto che la Calabria perda con lei una grande occasione di rilancio.

Donna coraggiosa e dalla tempra forte come sono i calabresi in genere, ma soprattutto lo sono le donne calabresi forgiate da una storia secolare che ha assegnato loro il compito di essere capofamiglia loro malgrado, assumendo quel ruolo guida del nucleo familiare momentaneamente privo della figura maschile, costretto a partire per cercare fortuna altrove e garantire così una vivibilità economica altrimenti non facile, anzi impossibile.

È così la donna calabrese: dolce dal sorriso malizioso, forte e dura perché abituata alle responsabilità; tenera e materna non volendo nascondere le lacrime, autorevole ed affidabile perché allenata alle difficoltà, alla precarietà di una vita sempre vissuta nell’emergenza.

Jole Santelli, prima donna a governare la Calabria, sapeva rappresentare questo idealtipo di donna calabrese. Invidiata per aver raggiunto il successo in politica ancora giovane, camuffava la sofferenza provocata da una lotta difficile, spesso impari, contro il cancro; scontava il prezzo della sua bellezza incassando con un sorriso le critiche maliziose di chi sa solo giudicare senza conoscere la realtà. Aveva raggiunto traguardi importanti, avendo assunto ruoli politici di prestigio, che le avrebbero consentito di vivere di rendita, ma, innamorata della sua terra (come solo i calabresi sanno essere), ha accettato una sfida impegnativa, ancor di più per lei che intanto doveva combattere una lotta personale e privata contro un male che – evidentemente, purtroppo! – l’ha consumata.

Leale e sincera, non ha nascosto il suo male quando qualcuno ha insinuato che nelle sue condizioni non avrebbe dovuto accettare di candidarsi alla guida della Calabria. Innamorata della sua, nostra Calabria, non ha lesinato impegno e dedizione sfidando il male che in alcuni momenti la indeboliva e presentandosi, pur stanca e senza voce, ad ogni appuntamento.
Coraggiosa ed orgogliosa, ha saputo sfidare il governo centrale per difendere gli interessi della sua terra. Coraggiosa e fiera ha portato il nome della sua, nostra Calabria facendone un modello che ha interessato la stampa più autorevole raccontandone aspetti positivi… finalmente!

Questa notte, però, ha ceduto: si è fermata. Non lo aveva fatto sino a poche ore prima continuando a tenere incontri a Cosenza non sentendo da qualche giorno di avere quella forza fisica per raggiungere la sede istituzionale di Catanzaro. Ha continuato a servire la sua terra fino a che ha potuto, poi… ha chiuso gli occhi per non riaprirli più!
Come quelle donne calabresi, coraggiose e fiere che agli inizi del secolo scorso affrontavano le fatiche di famiglie incomplete con l’uomo lontano a cercar fortuna, ha lavorato, lottato, faticato per tenere salda la famiglia nella certezza che il domani sarà migliore e radioso.

Ora ci lascia: soli, orfani… Noi qui a continuare la battaglia per il riscatto di questa terra che merita ciò che ancora non ha avuto.
Addio Jole Santelli, che la terra Ti sia lieve!